SEGNALAZIONE VOLUMI = MANUELA MORI
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Manuela Mori: “Chiaroscuro” – Ed. ETS – 2024 – pag. 64 - € 10,00
Nella delicatezza dell’improvvisazione, che rapisce per la sua scansione armoniosa, ecco che la poesia si offre come semplice accadimento dell’esistenza, e parlando in prima persona diviene spesso sospensione del pensiero alla ricerca di alcuni momenti che incidono per il diario in modulazioni: “Mi indicavi il sole mentre tramontava,/ lo raccontavi sempre alla tua maniera,/ come un’arancia che rotola/ per una strada in discesa./ “Perché ciò che davvero è alto”/ dicevi “sta dappertutto”-
Indaga tra le sfumature di un mondo rappresentato di nuovo in bianco e nero per rifugiarsi nei sussurri dell’amore che fa capolino tra le ali del cielo e le pinne del mare per avvolgere la pelle con un velo di malinconia. E la nostalgia ripete spesso: “Non siamo stati in guerra, da bambini/ non abbiamo avuto fame./ Le nostre sono state penurie non carnali/ che proteggiamo ancora/ fra i meandri tortuosi del cervello./ Si dimentica il coltello./ Si protegge la ferita, senza alcun senso.”
L’anello che congiunge l’afflato alla parola declamata con fervore è in queste pagine il vigoroso incedere del verso, libero da ogni metrica e pur armoniosamente ritmato nella musica delle sillabe, così come anela ogni componimento che perduri nella scrittura. Stesura che palesa il ricchissimo controllo del simbolo, ricamato com’è tra le figure, i fotogrammi colorati, le note della speranza, gli accenni delle visioni, il prezioso tessuto dei sentimenti.
Qualche pennellata riesce a tratteggiare accostamenti policromatici: “Aprile, nome limpido e brumale,/ lino disteso al sole ad asciugare./ Cresce l’ulivo nell’azzurro,/ nelle pinete svetta l’asparago./ All’improvviso eccolo l’inciampo!/ Il cielo sbatte fra le nuvole, si rompe/ roboando come la cupola di un tempio./ Tu non temere mai, terrà la rosa./ Anche la mala spina sarà salva,/ perché così dev’essere.”
Anche la solitudine dell’abbandono si affronta con squarci tracciati nel velo della preghiera: “Dite ai miei morti che non sono sola./ Mi fanno compagnia i loro oggetti,/ muti custodi delle presenze perse,/ degli istanti, di ruggine e diamanti,/ che vivemmo insieme./ Lo sappia il vento,/ che dalle terre del pensiero incalza/ decretando: avviene e non si ripete/ l’attimo, l’istante che viveste insieme.” Ed è purtroppo una realtà tangibile l’impossibilità di ripetere, di rivivere quei momenti, quelle azioni, quegli accadimenti che abbiamo rapidamente vissuto forse senza comprendere che l’oa fugge ( fugit hora! )-
Manuela Mori traccia con garbo, con disciplina, con saggezza una scrittura equilibrata e accattivante tra la storia personale e le vicende di personaggi consistenti così che il discorso, evocando lampeggi, mette in luce immaginazioni morali ed intellettuali, di certo sempre attuali nel presente.
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ANTONIO SPAGNUOLO